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Dott. Alberto Tofanari

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Disturbi della comunicazione

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Disturbo della Comunicazione

In questa sezione sono inclusi i seguenti Disturbi della Comunicazione:

  • Disturbo della Espressione del Linguaggio,
  • Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione del Linguaggio,
  • Disturbo della Fonazione, Balbuzie,
  • Disturbo della Comunicazione Non Altrimenti Specificato.

Essi sono inclusi in questa classificazione, per far conoscere ai clinici i modi in cui i Disturbi della Comunicazione si presentano e per facilitare la loro diagnosi differenziale.

Disturbo della Espressione del Linguaggio
La caratteristica fondamentale del Disturbo della Espressione del Linguaggio è una compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo dimostrata dai punteggi ottenuti con misurazioni standardizzate, somministrate individualmente, dello sviluppo della espressione del linguaggio, che sono sostanzialmente inferiori rispetto a quelle ottenute con misurazioni standardizzate sia dell’abilità intellettiva non verbale che dello sviluppo della ricezione del linguaggio (Criterio A). Quando non siano disponibili strumenti standardizzati o appropriati, la diagnosi potrebbe basarsi su una valutazione funzionale globale delle capacità di linguaggio dell’individuo. Le difficoltà possono insorgere nella comunicazione che implica sia il linguaggio verbale che il linguaggio gestuale. Le difficoltà di linguaggio interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi o con la comunicazione sociale (Criterio B). I sintomi non soddisfano i criteri per il Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione del Linguaggio o per un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (Criterio C). Se sono presenti Ritardo Mentale, un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, o una deprivazione ambientale, le difficoltà di linguaggio vanno al di là di quelle di solito associate con questi problemi (Criterio D). Se sono presenti un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale oppure una condizione neurologica, questi dovrebbero essere codificati sull’Asse III.

Le caratteristiche linguistiche del disturbo variano a seconda della sua gravità e dell’età del bambino. Queste caratteristiche includono un linguaggio limitato sul piano quantitativo, un vocabolario limitato, difficoltà ad imparare nuove parole, errori nel trovare le parole o nel lessico, frasi accorciate, strutture grammaticali semplificate, limitata varietà di strutture grammaticali (per es., forme verbali), limitata varietà del tipo di frasi (per es., imperative, interrogative), omissioni di parti importanti delle frasi, uso delle parole in un ordine insolito, e basso livello di sviluppo del linguaggio. Il funzionamento non linguistico (misurato con test di intelligenza basati sulle prestazioni) e le capacità di comprensione del linguaggio sono di solito nei limiti della norma. Il Disturbo della Espressione del Linguaggio può essere acquisito o di sviluppo. Nel tipo acquisito, la compromissione del linguaggio espressivo si manifesta dopo un periodo di sviluppo normale come conseguenza di una condizione neurologica o di un’altra condizione medica generale (per es., encefalite, trauma cranico, irradiazione). Nel tipo di sviluppo, vi è una compromissione della espressione del linguaggio che non è associata ad una lesione neurologica postnatale di origine conosciuta. I bambini affetti da questo tipo di disturbo spesso cominciano a parlare tardi e progrediscono più lentamente del normale attraverso le varie tappe dello sviluppo della espressione del linguaggio.

Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione del Linguaggio

La manifestazione principale del Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione del Linguaggio è una compromissione dello sviluppo del linguaggio sia ricettivo che espressivo, dimostrata da punteggi ottenuti con misurazioni standardizzate somministrate individualmente dello sviluppo della ricezione e della espressione del linguaggio, che sono sostanzialmente inferiori rispetto a quelli ottenuti da misurazioni standardizzate della abilità intellettiva non verbale (Criterio A). Quando non sono disponibili strumenti standardizzati o appropriati, la diagnosi si può basare su una valutazione funzionale globale delle capacità di linguaggio dell’individuo. Le difficoltà possono manifestarsi nella comunicazione che comprende sia il linguaggio verbale che quello gestuale. Le difficoltà di linguaggio interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi, oppure con la comunicazione sociale (Criterio B) ed i sintomi non soddisfano i criteri per un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (Criterio C). Se è presente Ritardo Mentale, un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, oppure una deprivazione ambientale, le difficoltà di linguaggio vanno al di là di quelle di solito associate con questi problemi (Criterio D). Se sono presenti un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale oppure una condizione neurologica, si dovrebbe codificarli sull’Asse III.

Un soggetto con questo disturbo presenta le difficoltà associate al Disturbo della Espressione del Linguaggio (per es., vocabolario notevolmente limitato, errori nella coniugazione dei verbi, difficoltà nel ricordare le parole o nel comporre frasi di lunghezza o complessità adeguata al livello di sviluppo, e difficoltà generale nell’esprimere le idee), ed ha anche una compromissione nello sviluppo della ricezione del linguaggio (per es., difficoltà nel comprendere parole, frasi, o tipi particolari di parole). Nei casi lievi, possono esservi difficoltà solo nella comprensione di particolari tipi di parole (per es., termini spaziali) o di frasi (per es., frasi complesse come costruzioni ipotetiche). Nei casi più gravi, vi possono essere menomazioni multiple, inclusa l’incapacità di capire il vocabolario di base o frasi semplici, e deficit in diverse aree dell’elaborazione uditiva (per es., discriminazione dei suoni, associazione di suoni e simboli, immagazzinamento, rievocazione, e costruzione di sequenze). Dato che lo sviluppo della espressione del linguaggio nella fanciullezza dipende dall’acquisizione di capacità di ricezione, un disturbo puro della ricezione del linguaggio (analogo all’afasia di Wernicke nell’adulto) non viene praticamente mai osservato (sebbene in alcuni casi il deficit di ricezione possa essere più grave di quello di espressione).

Il Disturbo Misto della Espressione e della Ricezione del Linguaggio può essere o acquisito o di sviluppo. Nel tipo acquisito la compromissione del linguaggio ricettivo ed espressivo si manifesta dopo un periodo di sviluppo normale come conseguenza di una condizione neurologica o di un’altra condizione medica generale (per es., encefaliti, traumi cranici, irradiazione). Nel tipo di sviluppo vi è una compromissione della ricezione e della espressione del linguaggio che non è associata con un danno neurologico di origine conosciuta. Questo tipo è caratterizzato da un basso livello di sviluppo del linguaggio, in cui l’eloquio può cominciare tardivamente, e progredire lentamente lungo gli stadi di sviluppo del linguaggio.

Disturbo della Fonazione del linguaggio
La caratteristica fondamentale del Disturbo della Fonazione è un’incapacità di usare i suoni dell’eloquio attesi in base al livello di sviluppo, e adeguati all’età e alla lingua del soggetto (Criterio A). Ciò può comprendere errori nella produzione, nell’uso, nella rappresentazione, o nell’organizzazione dei suoni, come (ma non solo), sostituzioni di un suono per un altro (uso del /t/ al posto del suono /k/) oppure omissioni di suoni (per es., consonanti finali). Le difficoltà nella produzione dei suoni dell’eloquio interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi, oppure con la comunicazione sociale (Criterio B). Se sono presenti Ritardo Mentale, un deficit motorio della parola, o un deficit sensoriale, oppure una deprivazione ambientale, le difficoltà di eloquio vanno al di là di quelle di solito associate con questi problemi (Criterio C). Se sono presenti un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, oppure una condizione neurologica, si dovrebbe codificarli sull’Asse III.

Il Disturbo della Fonazione include errori di produzione fonetica (cioè di articolazione) che comportano l’incapacità di formare i suoni dell’eloquio in modo corretto e con una base cognitivamente esatta, il che porta ad un deficit nella categorizzazione linguistica dei suoni dell’eloquio (per es., una difficoltà di decidere quali suoni nel linguaggio creano una differenza di significato). La gravità varia da uno scarso o nullo effetto sull’intellegibilità dell’eloquio ad un eloquio del tutto incomprensibile. Le omissioni di suoni sono tipicamente viste come più gravi rispetto alle sostituzioni di suoni, che a loro volta sono più gravi delle distorsioni di suoni. I suoni più frequentemente malarticolati sono quelli acquisiti più tardi nella sequenza dello sviluppo (l, r, s, z, gl, gn, c), ma nei soggetti più giovani o più gravemente ammalati sono interessate anche le consonanti e le vocali che si sviluppano in precedenza. La blesità (cioè la malarticolazione delle sibilanti) è particolarmente comune. Il Disturbo della Fonazione può anche comprendere errori di selezione e di ordinazione dei suoni all’interno di sillabe e parole (per es., trub per turb, petr per pret).

Balbuzie
La manifestazione principale della Balbuzie è un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio, che non risulta adeguato all’età del soggetto (Criterio A). Questa anomalia è caratterizzata da frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni o di sillabe (Criteri A1 e A2). Possono esservi diversi altri tipi di anomalie del fluire dell’eloquio, comprese interiezioni (Criterio A3), interruzioni di parole (pause all’interno di una parola), blocchi udibili o silenti (pause colmate o non colmate nel discorso) (Criterio A5), circonlocuzioni (cioè, sostituzioni di parole per evitare parole problematiche) (Criterio A6), parole emesse con un’eccessiva tensione fisica (Criterio A7), e ripetizioni di un’intera parola monosillabica (per es., “O-O-O-O fame”) (Criterio A8). L’anomalia nella scorrevolezza interferisce con i risultati scolastici o professionali o con la comunicazione sociale (Criterio B). Se sono presenti un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, le difficoltà nell’eloquio vanno al di là di quelle di solito associate con questi problemi (Criterio C). Se è presente un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, oppure una condizione neurologica, questa condizione dovrebbe essere codificata anche in Asse III. L’entità dell’anomalia varia da situazione a situazione, e spesso è più grave quando vi è una speciale pressione a comunicare (per es., fare una relazione a scuola, un colloquio per un lavoro). La Balbuzie è spesso assente durante la lettura orale, il canto o il colloquio con oggetti inanimati o con animali.

Disturbi della Comunicazione Non Altrimenti Specificato
Questa categoria diagnostica riguarda i disturbi della comunicazione che non soddisfano i criteri per alcun Disturbo della Comunicazione specifico; per esempio, un disturbo della voce (cioè, un’anomalia dell’altezza, dell’intensità, della qualità, della tonalità o della risonanza vocale).



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